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ma Ezio Mauro lo sa
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Nella 1/2 ora di Lucia Annunziata dell'11 aprile, il direttore di Repubblica ha lanciato l'allarme perchè il Presidente del Consiglio ha l'intenzione di cambiare la costituzione materiale. Per chi distratto non si sia reso conto di quale sia il pericolo temuto da Ezio Mauro facciamo presente che la costituzione materiale non è la Cosituzione con la c maiuscola approvata nel 1947 dall'Assemblea Costituente e, salvo qualche rettifica, ancora valida nelle sue strutture fondamentali alle quali si ispirano gl'italiani onesti; la Cotituzione del 1947 è la Carta costituzionale, scritta e, come dicono i giuristi, rigida.
Questo significa che la Costituzione che c'è, la Carta costituzionale che può essere modificata soltanto con le procedure, le leggi costituzionali, previste dalla medesima Carta è l'unica che vale e che va rispettata. Ogni modificazione fatta diversamente è illegittima. Parlare di costituzione materiale significa credere che vi sia e possa prevalere una costituzione diversa, vale a dire un sistema di regole diverse o contrarie a quelle proprie o derivate dalla Costituzione scritta, e perciò fondata su prassi illegittime, su interpretazioni forzate, su leggi erroneamente dichiarate incostituzionali o su leggi incostituzionali non dichiarate tali; cioè un sistema illecito realizzato in violazione delle regole democratiche. E questo Ezio Mauro, che è una persona intelligente e preparata e ha alle sue spalle un esercito di consulenti, lo sa e sa anche che esortare la difesa della costituzione materiale, di un sistema che non dovrebbe esistere, è eversivo. Sarebbe perciò bene che il direttore de La Republica spiegasse agli italiani quali regole, estranee alla Costituzione repubblicana, intende difendere.
anche Lucia Annunziata lo sa
Naturalmente Ezio Mauro si è ben guardato da spiegare il senso delle sue scelte, ma, in quella trasmissione, Lucia Annunziata ha dichiarato di avere le stesse opinioni. Chissà se un giorno lei le spiegherà?



(Foto infolegale.it)
La FINI delle riforme

Lo scontro tra Fini e Berlusconi del 20 aprile è ovviamente covato per molti anni, certamente da quando all'inizio del decennio Fini e Casini dichiararono loro nemici Bossi e la Lega mettendo in difficoltà Berlusconi, ottenendo l'allontanamento dal Governo di Tremonti per un anno (perché troppo amico della Lega) e favorendo la vittoria di Prodi.
Si poteva ritenere allora, e si è affermato da più parti, che Casini e Fini agissero nell'intento di far perdere Berlusconi per prenderne il posto (almeno uno dei due). Dopo le ultime elezioni politiche e la vittoria del PDL e della Lega l'accanirsi quotidiano di Fini non ha più la stessa logica, mentre Casini non ha altra scelta che proporsi come nemico di Bossi e solo avversario di Berlusconi.
I risultati delle recenti elezioni regionali rendono ancora più incomprensibile un'ostilità che rasenta il masochismo. Convincono poco le analisi psicologiche sull'insopportabilità del sentimento di gratitudine ovvero il giudizio della vedova di Almirante che Fini non potrebbe sopportare di non essere il numero uno. Questi argomenti possono essere più o meno veri ed avere il loro peso, ma non possono convincere che un uomo algido come Fini non agisca con meditata freddezza.
Non appare neppure sufficientemente persuasivo il disegno di mettere a cavalcioni del governo un Draghi o un Cordero di Montezemolo, cioè la formazione di un governo "centrista", la cui funzione sarebbe ovviamente quella di traghettare sulle sponde del centrosinistra. Ben misera cosa per creare un partito nel partito, creare mezzi di stampa, girare l'Italia in una controcampagna elettorale. Tutto questo per fare piacere a qualche individuo di scarsa utilità, a qualche banchiere e finanziere ora in auge, raccogliendo perdenti da ogni parte non escluso qualche vecchio togliattiano. Forse questa può costituire una fase intermedia allo scopo di raccogliere convergenze, compagni per piccoli tratti di strada nella prospettiva di più estese convergenze.
In verità un fenomeno di disparate convergenze si era verificato negli anni 1992, 1993 e 1994. Allora le convergenze avevano riguardato i servizi segreti di paesi del Nord-Europa per condurre l'Italia nel recinto di Maastrich insieme alle finanziarie e alle grandi famiglie italiane, che grazie alla corruzione (per la quale si ergevano a vendicatori) avevano spolpato gli Italiani e volevano una piattaforma europea per librarsi nell'economia che si andava globalizzando. Le convergenze riguardavano pure quei settori statunitensi che volevano vendicarsi di Craxi e del PSI per l'orgoglio italiano di Sigonella e i comunisti che sapevano bene che l'unico modo per non cadere con il muro di Berlino era distruggere il PSI. A dette convergenze si aggiungeva quella poderosa dell'alleanza giudiziaria, cioè di quella parte di giudici, pubblici ministeri e seguaci partecipi della guerra civile fredda per la conquista del potere sulla società a scapito delle istituzioni politiche. Non ultima fu la convergenza della mafia, che uccise Falcone per escludere dall'elezione a presidente della Repubblica un candidato sgradito. Il dott. Grasso forse può dire cosa diede in cambio.
Molte delle motivazioni e delle convergenze di allora non vi sono più, ed anche molti dei protagonisti; ma se le varie convergenze hanno realizzato alcuni obbiettivi, altri non sono stati realizzati: la prima repubblica è stata spazzata,l'Italia è anche entrata nel club dell'euro dopo avere distrutto le riserve auree e a condizioni d'inferiorità. ma il problema del potere sulla società italiana non ha trovato alcuna soluzione stabile. Per colpa di Berlusconi che ha schiacciato la gioiosa macchina da guerra di Occhetto. Adesso Berlusconi sembra deciso ad affrontare il problema dell'assetto dei poteri dello Stato proprio mentre appare ridotta la consistenza dell'alleanza giudiziaria. E' il momento di fermare Berlusconi: o ora o mai più, così come è il momento per Berlusconi di realizzare un diverso assetto per lo Stato: o ora o mai più.
Si può capire che Fini non fa i capricci; anzi è coerente con il suo passato di esponente di una destra nazionalista, con il culto sacro dell'autoritarismo statale, in cui gran parte ha la giustizia diseguale, gli enti pubblici rivestiti di autorità, ma distanti dal popolo. Sono questi i significati della sua ribellione: mantenere il "presidio giustizia" con la commistione autoritaria di giudici e pubblici ministeri ("non dare neanche l'errata impressione di estendere le sacche d'impunità"); ricalcolare gli effetti economici del federalismo fiscale prima di assumere i provvedimenti attuativi, che in tempi di crisi ...,, accentuare la diseguaglianza tra nord e sud per colpa della "razza padana".
Il 20 aprile, mentre era in corso la direzione del PDL, Bersani, dopo un'ora di colloquio con Di Pietro, sintetizzò jl suo giudizio politico dichiarando "Non faranno alcuna riforma", individuando così nell'azione e nei propositi di Fini e degli ex-missini rimastigli fedeli la volontà di impedire le riforme. Può darsi che questo scopo venga raggiunto trascinando l'Italia nella ingovernabilità a vantaggio di altri paesi. Può darsi invece che Fini e i finici pensino di poter realizzare un diverso assetto delle istituzioni.
Certamente da soli sono solo in grado di fare un'opera distruttiva. Sarebbe bene invece sapere con quali convergenze pensano di mutare indirzzo alla storia e ala vita degli Italiani essendo già risultato che la convergenza dell'alleanza giudiziaria e delle forze politiche antigovernative non sono in grado di completare il golp; e negli anni 90 vi erano più convergenze.
Certo è difficile capire perché Fini rischi il suo avvenire se non ha già la certezza che dietro la collina ci sono le truppe armte pronte a intervenire.
Vedremo.


La crociata del Grasso
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omenica 23 maggio a Palermo, in una cornice festaiola è stata ricordata la strage di Capaci in cui fu assassinato il P.M. Giovanni Falcone.
Guarda caso a fare da maestro di cerimonia c'era proprio il dott. Piero Grasso, che copre quell'incarico di procuratore capo antimafia che fu negato a Falcone.
Dall'alto della carica il dott. Grasso ha lanciato una crociata fino al sacrificio della vita non contro la mafia, ma contro il Governo della Repubblica Italiana, al quale ha dovuto però riconoscere l'efficacia dell'azione repressiva contro la delinquenza organizzata.
Il P.M. dott. Grasso, che di recente aveva ribadito che ai tempi dell'assassinio di Falcone lo Stato era sceso a patti con la mafia, nulla ha rivelato sugli accordi di sua conoscenza, ma ha dato la sorprendente notizia che dopo quasi un ventennio le indagini sulla strage di Capaci sono a buon punto. Purtroppo non ha chiarito se tra i filoni di ricerca è stato finalmente considerato l'effetto determinante che l'assassinio di Falcone ha avuto sulla elezione di Oscar Scalfaro a presidente della Repubblica. Forse si potrebbero scoprire molte cose, come se il procuratore antimafia sia oggi Falcone.



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