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risolvere le liti di un popolo altamente litigioso tanto che a Roma c'è almeno un avvocato in ogni condominio e le cause civili per i tre gradi di giudizio richiedono da dieci a ventidue anni.
La conciliazione appariva, secondo l'esperenza di altri Paesi, come un modo per dirimere le liti in tempi brevi e al di fuori delle rigidità delle consolidate interpretazioni gradite ai più forti. Sennonché difficoltà burocratiche e costi elevati hanno consegnato una posizione di privilegio nella formazione dei necessari organismi di conciliazione ai potentati economici e professionali. Confindustria, grossi editori, gestori degli ordini professionali, investitori finanziari hanno in mano gli organismi di conciliazione.
Alla fine è tentato il colpo grosso: l'accordo proposto da qualche gruppo minoritario di avvocati e, secondo la stampa, dato per accolto dal Ministero della Giustizia, seondo cui sarebbe eslusa l'obbligatorietà della conciliazione da relegarsi ai
minima e sarebbe resa obbligatoria la presenza degli avvocati.
Sarebbero così assicurati maggiori costi e più lunga durata dei prodessi, ed escludere che possa sfuggire il controllo sull'andamento della giustizia minacciato dal possibile fiorire di tendenze e soluzioni innovative più prossime al mutare della coscienza popolare. L'on. Alfano garantisce che lui rimane a favore della generale obbligatorietà della conciliazione, ma speriamo non prevalgano le lobbies.

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Pensare alla possibilità di grandi riforme, cioè di modifiche isttuzionali nel campo della giustizia è temerario. Lo è in qualsiasi altro campo pur nella generale consapevolezza che la costituzione formale ufficialmente vigente è soffocata da una costituzione materiale mutevole, incoerente e spesso costituzionalmente illegittima.
Tutti possono vedere che il bipartitismo apparente della seconda repubblica oscilla tra il governo del presidente (Scalfaro; Amato, Ciampi, Dini) e la paralisi degli antagonismi istituzionali. E' chiaro che il presidente Napolitano esonda dall'ambito del ruolo, come egi stesso ha detto nel suo recente viaggio in Israele . Si è creata una irriducibile contrapposizione tra il presidente Napolitano, capo riconsciuto della grande alleanza tra le opposizioni politiche e il potere giudiziario contro il potere politico identificato nel pesidente del Consiglio, che rivendica la supremazia dell'investitura popolare.
Da mesi il presidente della Repubblica si è assiso sul piedistallo del 150° anniversaio dell'unità d'Italia, di cui si atteggia ad unico depositario, ralizzando la più vasta campagna di conquista del consenso alla persona mai vista in un Paese democratico, accompagnata da un'incessante opera di esautoramento del Governo e del suo presidente mediante moniti, esortazioni ed allusioni.
Addirittua il prsidente della Repubblica ha imposto al Parlamento un ennesimo dibattito sulla fiducia al Governo, ponendosi come creatore di una diversa costituzione materiale (
superiores non recognoscens).
Alla progressiva abrogazione di fatto della Carta Costituzionale concorrono i rapporti tra il potere politico e il potere giudiziario. Consiglio Superiore della Magistratura e Corte Costituzionale sono condizionati (ossessionati) dalle tensioni politiche, condizionamenti favoriti dal ruolo di fatto esplicato dal Capo dello Stato. Il CSM che dovrebbe essere organo di gestione e disciplina dei magistrati, apre fascicoli e protocolli per censurare le attività di Governo e Parlamento e per la difesa politica di singoli magistrati. Funzioni improprie esercitate come proprietarie e ricnosciute dal presidente della Repubblica e sostenute strumentalmente dalle forze politiche di minoranza.
Su questo disordine istituzionale e sulla contrapposizione tra il sistema previsto dalla Carta Costituzionale del 1947 e il sistema di una costituzione materiale che si sta creando, influiscono le modifiche del titolo V° della Costituzione, che, a partire dal 2001, in contrasto con la prima parte della stessa Carta, prevedono una struttura della Repubblica tipo salame affettato, una Repubblica che come soggetto non si identifica con lo Stato, ma è costituita da migliaia di statarelli, ancorati alla fragile sovranità dell'Unione Europea.
Ulteriore elemento è l'incerto ruolo delle autorità amministrative indipendenti, che assolvono in qualche modo a funzioni proprie di ministri (con qualche potere in più), ma non fanno parte del Governo e possono anche contrastare la linea politica del Governo e del Parlamento.
Ad accrescere la confusione istituzionale convergono anchei alcuni doceti universitari che sostengono la teoria c.d. costituzionalista, secondo la quale bisogna sostituire alla sovranità popolare la sovranità della costituzione materiale

quale risulta interpretata in sede giudiziaria:
un ritorno al regime giurisdizionale dell'
ancien regime abbattuto dalla rivoluzione francese. Una ipotesi controrivoluzionaria per un arretramento di oltre due secoli.
La confusione istituzionale che si è determinata paralizza l'iniziativa politica ed esautora il Paese sul proscenio internazionale, la cui credibilità è anche ridotta dai frequenti viaggi mirati del Capo dello Stato che evidenziano l'ambiguità della politica italiana.
E' pertanto necessario superare al più presto la confusione istituzionale con scelte chiare e precise , che determino per i prossimi decenni l'equilibrio tra i potei, il destino delle norme costituzionali mai attuate, di quelle che si vanno creando; insomma l'Italia che vogliamo. Sono scelte che non possono essere fatte, come si credeva in passato, da una commissione interparlamentare o o da un comitato di sedicenti saggi, ma dal corpo elettorale.
La possibilità di uscire dallo stallo istituzionale senza cadere in una soluzione autoritaria o in una dittatura giudiziaria richiede che le scelte siano compiutamente riportate al popolo elettore e dissociate da effetti immediati sulla vita del Governo. Qusto può essere realizzato solo con un'assemblea costituente ad elezione diretta che sia chiamata a redigere una nuova costituzione con cui sciogliere nodi istituzionali, definire chiaramente l'equilibrio dei poteri, i diritti e i doveri, lasciando che l'attuale Parlamento completi il mandato in conformità al dettato costituzionale, rimanendo estranea ad esigenze contingenti.
E' una proposta facilmente realizzabile, sol che si voglia, essendo sufficiente una legge costituzionale che può essere ispirata alle norme applicate nel 1946.47. Se poi si vuole il massimo della generale consapevolezza, e non sarebbe male, si può stabilire che ogni lista deve proporre uno schema di costituzione. Certamente l'idea non può piacere a chi ha interessi o ideali eversivi ed è ovvio che cerherebbe di far naufagare l'iniziativa e l'Italia.
Come diceva Cossiga: Dio salvi l'Italia





La FINI delle riforme

Lo scontro tra Fini e Berlusconi del 20 aprile è ovviamente covato per molti anni, certamente da quando all'inizio del decennio Fini e Casini dichiararono loro nemici Bossi e la Lega mettendo in difficoltà Berlusconi, ottenendo l'allontanamento dal Governo di Tremonti per un anno (perché troppo amico della Lega) e favorendo la vittoria di Prodi.
Si poteva ritenere allora, e si è affermato da più parti, che Casini e Fini agissero nell'intento di far perdere Berlusconi per prenderne il posto (almeno uno dei due). Dopo le ultime elezioni politiche e la vittoria del PDL e della Lega l'accanirsi quotidiano di Fini non ha più la stessa logica, mentre Casini non ha altra scelta che proporsi come nemico di Bossi e solo avversario di Berlusconi.
I risultati delle recenti elezioni regionali rendono ancora più incomprensibile un'ostilità che rasenta il masochismo. Convincono poco le analisi psicologiche sull'insopportabilità del sentimento di gratitudine ovvero il giudizio della vedova di Almirante che Fini non potrebbe sopportare di non essere il numero uno. Questi argomenti possono essere più o meno veri ed avere il loro peso, ma non possono convincere che un uomo algido come Fini non agisca con meditata freddezza.
Non appare neppure sufficientemente persuasivo il disegno di mettere a cavalcioni del governo un Draghi o un Cordero di Montezemolo, cioè la formazione di un governo "centrista", la cui funzione sarebbe ovviamente quella di traghettare sulle sponde del centrosinistra. Ben misera cosa per creare un partito nel partito, creare mezzi di stampa, girare l'Italia in una controcampagna elettorale. Tutto questo per fare piacere a qualche individuo di scarsa utilità, a qualche banchiere e finanziere ora in auge, raccogliendo perdenti da ogni parte non escluso qualche vecchio togliattiano. Forse questa può costituire una fase intermedia allo scopo di raccogliere convergenze, compagni per piccoli tratti di strada nella prospettiva di più estese convergenze.
In verità un fenomeno di disparate convergenze si era verificato negli anni 1992, 1993 e 1994. Allora le convergenze avevano riguardato i servizi segreti di paesi del Nord-Europa per condurre l'Italia nel recinto di Maastrich insieme alle finanziarie e alle grandi famiglie italiane, che grazie alla corruzione (per la quale si ergevano a vendicatori) avevano spolpato gli Italiani e volevano una piattaforma europea per librarsi nell'economia che si andava globalizzando. Le convergenze riguardavano pure quei settori statunitensi che volevano vendicarsi di Craxi e del PSI per l'orgoglio italiano di Sigonella e i comunisti che sapevano bene che l'unico modo per non cadere con il muro di Berlino era distruggere il PSI. A dette convergenze si aggiungeva quella poderosa dell'alleanza giudiziaria, cioè di quella parte di giudici, pubblici ministeri e seguaci partecipi della guerra civile fredda per la conquista del potere sulla società a scapito delle istituzioni politiche. Non ultima fu la convergenza della mafia, che uccise Falcone per escludere dall'elezione a presidente della Repubblica un candidato sgradito. Il dott. Grasso forse può dire cosa diede in cambio.
Molte delle motivazioni e delle convergenze di allora non vi sono più, ed anche molti dei protagonisti; ma se le varie convergenze hanno realizzato alcuni obbiettivi, altri non sono stati realizzati: la prima repubblica è stata spazzata,l'Italia è anche entrata nel club dell'euro dopo avere distrutto le riserve auree e a condizioni d'inferiorità. ma il problema del potere sulla società italiana non ha trovato alcuna soluzione stabile. Per colpa di Berlusconi che ha schiacciato la gioiosa macchina da guerra di Occhetto. Adesso Berlusconi sembra deciso ad affrontare il problema dell'assetto dei poteri dello Stato proprio mentre appare ridotta la consistenza dell'alleanza giudiziaria. E' il momento di fermare Berlusconi: o ora o mai più, così come è il momento per Berlusconi di realizzare un diverso assetto per lo Stato: o ora o mai più.
Si può capire che Fini non fa i capricci; anzi è coerente con il suo passato di esponente di una destra nazionalista, con il culto sacro dell'autoritarismo statale, in cui gran parte ha la giustizia diseguale, gli enti pubblici rivestiti di autorità, ma distanti dal popolo. Sono questi i significati della sua ribellione: mantenere il "presidio giustizia" con la commistione autoritaria di giudici e pubblici ministeri ("non dare neanche l'errata impressione di estendere le sacche d'impunità"); ricalcolare gli effetti economici del federalismo fiscale prima di assumere i provvedimenti attuativi, che in tempi di crisi ...,, accentuare la diseguaglianza tra nord e sud per colpa della "razza padana".
Il 20 aprile, mentre era in corso la direzione del PDL, Bersani, dopo un'ora di colloquio con Di Pietro, sintetizzò jl suo giudizio politico dichiarando "Non faranno alcuna riforma", individuando così nell'azione e nei propositi di Fini e degli ex-missini rimastigli fedeli la volontà di impedire le riforme. Può darsi che questo scopo venga raggiunto trascinando l'Italia nella ingovernabilità a vantaggio di altri paesi. Può darsi invece che Fini e i finici pensino di poter realizzare un diverso assetto delle istituzioni.
Certamente da soli sono solo in grado di fare un'opera distruttiva. Sarebbe bene invece sapere con quali convergenze pensano di mutare indirzzo alla storia e ala vita degli Italiani essendo già risultato che la convergenza dell'alleanza giudiziaria e delle forze politiche antigovernative non sono in grado di completare il golp; e negli anni 90 vi erano più convergenze.
Certo è difficile capire perché Fini rischi il suo avvenire se non ha già la certezza che dietro la collina ci sono le truppe armte pronte a intervenire.
Vedremo.


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