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La grande rivelazione

Siamo in grado di squarciare il velo del grande mistero che sovrasta la vita pubblica del Paese e che risulterà insopportabile per i politici e i loro accoliti.
Il mistero era nascosto in una fotografia scattata da una giovane inglese in occasione della strage di Portella della Ginestra nel 1947.
La fotografia è stata fatta al bandito Giuliano mentre a cavallo incita i picciotti s sparare contro i manifestanti disarmati. Vicino a lui si nota a cavallo un giovane esile, probabile emissario della mafia. Esaminando con l'occhio acuto e indagatore, grazie alle tecniche moderne e all'esame del dna è stato possibile evidenziare che dalla sella del cavallo pende una sacca piena di €uro e che il giovane dalla folta capigliatura vicino al bandito - udite l'incredibile - è proprio Lui Silvio Berlusconi.
Gli autori della scoperta hanno resistito alla tentazione di rivelarla, in attesa di adeguate consulenze tecniche e prove testimoniali con cui dimostrare irrefutabilmente che il terremoto in Abbruzzo del 2009 non è dovuto a cause naturali, ma è stato creato dal Presidente del Consiglio in combutta con la mafia per fingere di sapere intervenire tempestivamente in favore delle popolazioni terremotate.



la nota di Gustavo
Il nervo scoperto della libertà di gossip

In questo nostro Paese se qualche cosa non piace a qualcuno subito questi urla denunciandone l'incostituzionalità e la minaccia alla democrazia. Se poi si tratta di un disegno di legge si invoca l'intervento del presidente della Repubblica a tutela del proprio punto di vista coinvolgendolo così nella contesa politica alla quale dovrebbe rimanere estraneo.
Era inevitabile che Napolitano venisse utilizzato nella contesa relativa al disegno di legge sulle intercettazioni, tanto più che lo stesso Presidente ha pubblicamente preso posizione perfino su questioni tattiche come la data nella quale portare in votazione alla Camera il disegno di legge.
Proprio in questi giorni una discussione a margine degli schieramenti parlamentari tra Catricalà e Fini ha evidenziato la vera sostanza dello scontro politico allorché sono stati posti in cotrapposizione la tutela della dignità umana e la libertà d'informazione alla quale qualcuno vorrebbe attribuire il privilegio di calpestare la dignità umana. Il riferimento al dettato costituzionale porta a conclusioni di segno contrario. Tutta la prima parte della Costituzione, quella dei principi intoccabili, enumera libertà e diritti in cui si sostanzia la tutela della dignità dell'uomo. Della libertà di stampa se ne parla soltanto come mezzo di attuazione della libertà di opinione.
Chi paventa il bavaglio all'informazione vada a vedere le edicole dei giornali, sommerse da pubblicazioni di gossip. Certo anche queste hanno il diritto di vivere finché il pubblico le vuole, ma sono cosa ben diversa dall'informazione. Anche i giornali c.d. di informazione danno un contributo molto modesto. Leggendoli attentamente e confrontandoli si ha modo di verificare che le notizie pubblicate derivano da comuncati: del governo, dei partiti, delle questure, delle caserme e delle agenzie, le ultime soprattutto per le notizie internazionali. Anche questi, ovviamente, hanno il dirito di vivere e tutti gli individui il dirito di ricevere le informazioni nella salsa dei giornali prescelti. Ma tutto questo non ha nulla a che vedere con le notizie acquisite mediante le intercettazioni la cui pubblicazione costituisce reato fino a quando rientrano nel materiale di istruttorie penali. Il segreto istruttorio che ne vieta la pubblicazione non è un'innovazione del nuovo disegno di legge: è sempre esistito, ma è sempre stato calpestato. E' una legge non rispettata secondo la regola popolaresca che fatta la legge si trova l'inganno. L'inganno è però evidente ed è nato dall'incontro tra due lobby: quella di alcuni pubblici ministeri e dei giornalisti che esercitano il potere (trascinando nel proprio interesse i giornalisti senza potere).
Le notizie che vengono dalle intercettazioni stanno dentro i fascicoli delle indagini giudiziarie ed i giornalisti che le propongono al pubblico non sono andati dentro le sagrestie giudiziarie travestiti da donne delle pulizie, ma le hanno avute per una saldatura di potere tra lobby; una saldatura che si fonda sull'illecito. Il nuovo disegno di legge tende a recidere questa saldatura rendendo più difficile l'illecita diffusione dei segreti di istruzilone giudiziaria a tutela non solo delle indagini, ma della dignità umana. Contestare il divieto significa riconoscere la facoltà occulta di utilizzare le indagini processuali nell'interesse di alcune lobby di potere in danno dei diritti fondamentali dei cittadini. Ed è una scelta autoritaria perché espressione della vocazione di non porre limiti a chi sia rivestito di autorità: la vecchia battaglia tra il liberalismo e l'autoritarismo che passa trasversalmente tra le forze politiche. Napolitano che ne sa qualcosa non dovrebbe cadere nella trappola.
Aggiunta
Aveva ragione Pansa, che, commentando lo sciopero dei giornalisti, aveva suggerito a Berlusconi di abbandonare la legge sulle intercettazioni perché la loro pubblicazione avverrà comunque: è tra quelle cose che non si possono impedire. Ci era venuto in mente che tra le cose che non si riesce ad impedire c'è la corruzione; ve ne sono testimonianze sin dall'antico impero romano. Rassegnamoci, dunque, a considerare fondamentali liberà costituzionali la liberà di sputtanamento e quella di rubare e così rendiamo felici le pattuglie di guastatori.


Aiutare i poveri magistrati


Il ministro Tremonti ha annunciato un emendamento alla manovra finanziaria per ridurre i tagli agli stipendi dei magistrati.
Però i saldi devono restare invariati. Questo significa che i magistrati che poverini guadagnano poco non pagheranno per la crisi (per la quale tuttavia hanno la loro parte di responsabilità) e quel che non pagheranno i magistrati farà carico ad altre categorie di ricchi: impiegati, operai, artigiani. A queile categorie che non dispongono del potere di ingolfare le aule giudiziarie con vecchi fascicoli e nuovi cavilli. Si intende che anche questa è in giustizia.
I magistrati sindacalisti sostengono che le loro agitazioni non hanno carattere egoistico: lo fanno per quei poveretti di giovani magistrati appena assunti che hanno solo il misero stipendio di un operaio con vent'anni di anzianità.
Un suggerimento al ministro Tremonti e all'associazione magistati:
si potrebbe concordare che i magistrati dal grado di consigliere di Cassazione in su cedano l'ultimo scatto perchè sia devoluto ai giovani magistrati in spirito di solidarietà. Il probllema sarebbe risolto senza toccare i saldi finali tra le manifestazioni di giubilo dei giovani magistrati.




E EEdel sito, in cui, senza pretese di approfondimento,
Un piccolo caso di quotidiana ingiustizia
Un amico, che chiamiamo Prisco, ha avuto la sfortuna di incappare nelle velleità del giudice di un piccolo tribunale del Lazio. E' stato condannato (lui, non il giudice), per un decreto ingiuntivo che non gli è stato mai notificato, a pagare ad una banca una ingente somma per una garanzia prestata ad altra banca, superiore a quella dovuta dal debitore principale, con convalida di ipoteca sui suoi beni.
Ovviamente Prisco nel 2004 ha fatto ricorso alla Corte d'Appello chiedendo per intanto la sospensione del titolo con cui arbitrariamente era stata impedita la disponibilità dei suoi beni; ma la Corte respingeva la richiesta e rinviava la causa di cinque anni. Passati i cinque anni la Corte rinviava di un altro anno per l'eccessivo carico di ruolo (sic).
In questo modo il nostro Prisco, ormai avanzato negli anni e in pensione, si trova a non disporre dei suoi beni da ben tredici anni, senza che sia accertato se effettivamente e in che misura è debitore e senza che possa far fronte alle esigenze di famiglia, dove è in vista un matrimonio.
Il fatto esposto è vero, anche se Prisco è un nome di fantasia.
Abbiamo alcuni dubbi:
è concepibile che per tredici anni (o forse più) un cittadino non possa disporre dei suoi beni perchè una banca (probabilmente in mala fede) ha sbagliato a (non) notificargli un decreto ingiuntivo, ma non ha sbagliato a ipotecargli illegittimamente le sue proprietà?
è possibile che nessun giudice intervenga per mettere fine a questa porcata, ma c'è solo chi conferma e chi rinvia?

Quessto succede solo in qualche ufficio giudiziario o è un vizio nazionale?
In ogni caso noi siamo indignati.
A proposito: in questi giorni un magistrato ha proposto di rendere monocratico il giudizio civile di appello. Per fare prima l'idea è buona, resta da chiarire come fare affinché il giudice solitario possa vergognarsi se gli vengono certe tentazioni.

Sotto l'ombrellone
chiacchiere 1



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