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La legge non è uguale per tutti

Campeggia nelle aule giudiziarie il motto "la legge è uguale per tutti" al quale i giudici volgono le spalle, pur essendone i destinatari dai tempi della rivoluzione francese a significare che i giudici sono tenuti ad applicare la legge in modo eguale per tutti senza tenere conto del censo.
Rovesciando il significato del motto e tradendo il senso delle costituzioni democratiche, i giullari della politica agitano il pincipio dell'uguagianza della legge come criterio di valutazione dei politici e delle scelte politiche. Poco male: si tratta di una vulgata che confonde le lucciole con le lanterne. Grave è quando si tratta dell'uso di proclamare falsi ideali come clava contro i propri avversari.
Ancora peggio è quando una dozzina di galantuomini, infarciti di potere, credono che il criterio dell'eguaglianza sia regola dettata dalla Costiuzione al legislatore anzicché ai giudici. La Costituzione, infatti, prevede e impone la diseguaglianza nel contenuto della legge (E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli...) ed impone al giudice il rispetto della legge ( I giudici sono soggetti soltanto alla legge.). Ruoli e poteri distinti.
La diseguaglianza delle leggi è una realtà nota a chiunque abbia a che farvi: spesso è iningiusta e crea privilegi non necessari, a volte è necessaria per ridurre diseguaglianze sociai o er rendere possibili attività nell'interesse generale.
Tra le molte diseguaglianze vediamone alcune.
\1 La prima diseguaglianzaagliana è a beneficio dei magistrati. La lege n. 117 del 1988 "Risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzione giudiziarie...", soprannominata "dell'impunità dei giudici" stabilisce che. a differenza di quanto è possibile nei cofronti degli altri funzionari dello Stato, chi ha subito un danno per colpa di un magistrato "può agire conro lo Stato per ottenere il risarcimento". ma solo quando il procedimento è finito, passando per un procedimento preliminare e infine ottenere il risarcimento dalla Presidenza del Consiglio, cioè dallp Stato e quindi da te e da me. Vero che lo Stato potrà avvalersi sul colpevole, ma solo a diversi anni di distanza dal fatto ed entro limiti ristretti.
\2 Un altro tipo di diseguaglianza delle leggi si trova nelle controversi di lavoro subordinato
in cui la sentenza ha effetti diversi se a vincere è il lavoratre dipendente o il datore di lavoro. La preferenza è accordata al lavoratore per le differenze economiche e sociali, ma secondo il principio dell'uguaglianza dovrebbe essere dichiarata incostituzionale. Ci provino...
\3 Un campo nel quale la diseguaglianza della legge è più frequente è quello tribuario. Qui in verità lo prevede la stessa Costituzione che afferma il principio della progressività, cioè della crescita delle imposte secondo il reddito. Ma anche un mediocre consulente potrà spiegare che spesso il risultato è opposto.
\4 La legge è diseguale anche per il luogo in cui si vive.
Il federaljsmo fiscale, che non è più solo regionale, ma si dipana fino al più minuto comune, rischia, a causa di certe pressioni, di riproporre la distinzione tra amministrazioni virtuose e non. Qualche anticipazione si è avuta per i deficit sanitari. Il criterio generalizzato potrebbe avere l'effetto che costi e tasse siano più elevati dove peggiori sono i servizi pubblici.
\5 Le disparità delle leggi hanno effetti più gravi in campo penale.
Una prima diseguaglianza la prevede la stessa Costituzione per il presidente della Repubblica. che non è responsabile se non per alto tradimento o attentato alla Costituzione. Due figure di reato poco chiare tanto che per spiegarle si faceva l'esempio dell'omicidio di un capo di Stato estero compiuto dal presidente. Se l'omicidio è fatto per turbare i rapporti internazionali dell'Italia è alto tradimento, se invece l'assassinio è dovto a morbosa gelosia il presidente è irresponsabile. Con l'attuale presidente però non corriamo questo pericolo.
Un caso anomalo è quello che riguarda i parlamentari. Il turbine di mani pulite cancellò la previsione costituzionale che occorresse l'autorizzazione della Camra di appartenenza per procedere penalmente. Nessuno scudo hanno perciò deputati e senatori anche se appartenenti al Governo. Mentre i parlamentari europei, anche italiani, hanno lo scudo dell'autorizzazione. E' questo un caso in cui la diseguaglianza non è dovuta ad un'unica legge, ma alla possibilità, sempre più insidiosa, che su questioni analoghe a legiferare vi siano organismi diversi e non ben coordinati.
A prescindere da queste ipotesi, inquisire o no qualcuno, di fatto è nella discrezionalità dei magistrati delle procure; essere chiuso in carcere o lasciato libero o almeno nella propria casa dipende dalla discrezionalità dei giudici e da fattori non controllabili, E' la stessa legge che prevede la diversità di trattamento lasciando ai giudici facoltà di stabilire la pena tra minimi e massimi, aggravanti e attenuanti, valutazioni della persona fino alla previsione delle condotte future.
La diseguaglianza della legge non ha più confini nell'uso soggettivo, ed eventualmente politico, dell'interpretazione; l'abuso dell'interpretazione consente di dare alla legge un significato che non le è proprio, di disapplicare la legge che non piace per crearne una diversa per quel caso, di creare reati che non esistono. Il massimo di questa degenerazione giudiziaria si esprime con la teoria dell'interpretazione creativa basata sull'idea che il Parlamento è costituito da incapaci o corrotti e che solo i magistrati sono onesti e puri e capaci di fare le leggi. Questa idea h già prodotto molti danni al'Italia, ma trova sostegno oltre che nei pennivendoli nelle tesi di alcuni professori costituzionalisti che auspicano il ritorno allo Stato giurisdizionale contrario alla sovranità popolare: un ritorno all'
ancien regime precedente alla rivoluzione francese. In nome della legalità si vorrebbe tornare al più bieco regime dei privilegi e delle discriminazioni.
Concludiamo come Cossiga: Dio salvi l'Italia.

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