Questa è la copertina del libro Fantavole di Gustello. Periodicamente ne verrà introdotta una diversa pagina in modo da consentire a chi si sia scaricato le pagine di avere intero il libro con le illustrazioni.
Le illustrazioni sono di Tullia Schiavello.
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<I tre magi
C'era una volta.. "Un re", direte voi. No, no, siamo già in tempo di repubblica. "Allora un presidente" Non uno, ma tre presidenti: tutti vivi, arzilli e desiderosi di essere nuovamente eletti, ma tutti e tre non potevano essere rieletti; siccome erano molto dotati in magia, ma nessun mago può fare magie per sé, s'incontrarono per trovare un accordo. Presto detto, presto fatto.
Veramente tanto presto no. Il presidente mago, quello detto Noncistò, voleva che gli altri accettassero la sua rielezione "se non altro perché sono il più intelligente e il più pulito.." Per poco gli altri due non gli saltarono addosso. Non posso riferire che cosa si dissero: caso mai sentano dei bambini, poi ripetono.
Senza rendersene conto avevano, però, fatto una grande magia: ecco, infatti, comparire la Fata Turchina. Un po' arrabbiata a dire il vero, impegnata, come si trovava, a darsi lo smalto turchino alle unghie dei piedi e ancora non aveva finito col quinto dito del piede sinistro. "E' possibile che non si possa mai stare in pace, zucconi", esclamò finendo di passare lo smalto.
I tre magi si scusarono e ognuno di loro fece una magia per dare un dono alla Fata. Il primo, quello detto il Picconatore, fece comparire un fumante maialino appena tolto dalla buca in cui era stato arrostito tra frasche profumate. La Fata ringraziò, ma rifiutò il dono perché quel cibo le guastava la linea e le faceva venire i brufoli e lei ci teneva moltissimo al suo aspetto. Noncistò offrì un suo libro sulla difesa della Costituzione. La Fata guardò il dono con un certo disprezzo restituendolo con "ti sembra il caso?". Il terzo, detto Prezzemolone, le porse una moneta da un euro dicendo "l'ho fatto io". La Fata ignorò il gesto e invitò i tre magi a spiegarle per quale ragione l'avevano invocata e cosa si aspettavano da lei.
Dopo tanti interventi confusi i tre riuscirono a riferire alla Fata Turchina quale era il desiderio che ciascuno aveva.
"Come - la Fata sembrava d'avvero sorpresa - sono ormai più di dieci anni che nessuno sente parlare di voi e volete ritornare in sella? Chi si ricorda delle vostre presidenze vi crederà morti; nessuno può pensare che possiate vivere così a lungo perché nessuno sa dei vostri poteri magici".
"Magari cambiamo nome, aspetto" dissero all'unisono i tre e ciascuno precisò che lui era il migliore, l'insostituibile timoniere in tempi di deriva. "Anche ammesso - disse la Fata mentre osservava il trucco del viso sulla vetrina di fronte- se anche uno di voi è stato il migliore non ha più nulla a che fare con questa nuova Repubblica subfederata all'Unione Europea dove anche i nomi delle strade non parlano più italiano e non si sa se la religione è cristiana o maomettana. Voi che c'entrate?".
I tre magi adoperarono tutte le loro arti persuasive per convincere la Fata ad aiutarli, ma ciò che la indusse a mutare opinione fu l'argomento che tutti quelli eletti nelle ultime tornate erano stati peggiori di loro e che c'è il rischio che possa essere rieletto l'attuale presidente, che sarebbe la cosa peggiore.
"Va bene - disse la Fata - potrà essere rieletto quello di voi che l'ha fatta più grossa, ma a un patto: dovete dire la verità, senza nascondere nulla."
Il primo a prendere la parola fu il Picconatore. "Certo - disse - voi penserete a quando ero ministro degli interni e sequestrarono e uccisero il Capo con la frezza bianca e a quando poi mi dimisi. I miei sentimenti erano sinceri e non ho mai pensato che le mie dimissioni potessero spianarmi la strada per l'elezione a presidente della Repubblica. Non è allora che l'ho fatta grossa e neppure quando ho picconato le incrostazioni dello Stato: forse avrei dovuto fare di più per prevenire quel massacro giudiziario che è stato mani pulite, ma i democristiani non volevano capire e i post-comunisti cercavano pretesti per minacciare me, che ero sempre stato favorevole all'incontro della DC con il PCI. Avrei dovuto pensarlo che era nell'abitudine dei comunisti eliminare quelli che erano più vicini".
"Ma allora quand'è che l'hai fatta grossa?"
"Dopo, quando non ero più presidente, o, come si dice impropriamente, quando ero diventato presidente emerito." Fece una pausa strofinandosi gli occhi con la mano sotto gli occhiali e poi, accentuando la cadenza sarda riprese: "E' stato quando è caduto il governo del Mortadella: io mi misi d'accordo con il re di Ceppaloni per favorire il governo del Nocchiero. Mi sono poi vantato di avere portato alla presidenza del Consiglio per la prima volta un post-comunista, ma non è così: non fu quella la ragione come non è vero che il Mortadella subì uno sgambetto, anzi fu lui con il suo no a favorire la successione. Non per nulla per diversi anni sono rimasti amici. Eravamo tutti consapevoli che la partecipazione dell'Italia all'aggressione della Serbia non potesse essere fatta da un governo presieduto da un ex dc, un cattolico: significava lasciare il fianco a ingiuste insinuazioni nei confronti del Vaticano. Era, perciò, necessario che il governo fosse presieduto da un ex comunista. E così fu. Né la sinistra né i sindacati fecero manifestazioni contro la guerra anche se gli aerei per bombardare Capo Serbia partivano dalle basi italiane e se la guerra era in appoggio ai mussulmani dei balcani contro i cristiani ortodossi. E così evitai malignità contro il Vaticano, ottenni che non vi fossero pacifisti (escluso il povero Cossutta), e tutto avvenisse tranquillamente con la benedizione popolare. Ancora ci sono soldati italiani in quella zona e nessuno ne chiede il ritiro. Per il Mortadella qualcosa si sarebbe trovato, come si è trovato, ben sapendo che avrebbe avuto l'appoggio del Berlinese e del Parigino, suoi sponsor dai tempi dei buondì."
"Ma figurati..! A chi vuoi farla credere? Tutto inventato. Roba da eretico."
"Se anche fosse vero quello che tu dici non potrebbe reggere il confronto con quello che ho fatto io. Non mi riferisco all'elezione. Io non c'entro niente con l'assassinio di quel magistrato. A parte la sua pretesa di dirigere l'antimafia per il resto mi era pure simpatico. E poi subito non avevo capito. Ora devo riconoscere che l'attentato clamoroso non era nell'interesse della mafia, ma doveva esserle stato commissionato proprio allo scopo di eliminare le candidature che allora sembravano più forti e così favorire la soluzione istituzionale, cioè la mia elezione a presidente. Giuro che io non ne sapevo niente e che solo molto più tardi me ne sono reso conto, senza mai sapere chi aveva ordito la trama e quale fosse la contropartita. Quando ho capito come erano andate le cose mi volevo dimettere, ma non lo potevo più fare, perché proprio in quei giorni alcuni agenti segreti sotto processo cercavano di coinvolgere me, il più pulito, nell'uso indebito di loro sovvenzioni. Ma io ho capito subito la solfa: volevano farmi sciogliere il Parlamento per fare vincere le elezioni al Paperetto ed allora ho detto Non ci sto e mi sono impegnato a sciogliere le Camere dopo l'approvazione della nuova legge elettorale, sperando che nel frattempo venisse fuori la candidatura di una persona più sensibile ai valori religiosi. E' vero che ho fatto una piccola trasgressione alla Costituzione perché il presidente poteva sciogliere le Camere solo dopo avere consultato i loro presidenti, ma ho impedito a Paperetto di diventare il capo d'Italia come lui pensava. Mi è dispiaciuto soltanto che a vincere sia stato Biscione, ma gli ho fatto il piattino: gli ho fatto credere che saremmo andati presto alle elezioni e gli ho chiesto di fare un passo indietro, ma le elezioni se le è sognate. Ne ho fatte tante in quegli anni che mi meriterei la nomina a vita, o almeno per altri duecento anni."
"Via, suvvia, non esagerare..che ne hai fatte tante è vero, ma non quelle che dici e mai quanto me. Da prima di essere presidente, quando al governo c'era l'ex tirapiedi del Cinghialone. Quella magnifica operazione con la lira, che ora nessuno si ricorda, ma che allora ci permise di buttare sul mercato monetario qualcosa come quarantamila miliardi di lire, giusto a spremere le riserve della Banca Centrale. Il che consentì al governo di fare una bella stretta nei confronti di professionisti, artigiani e piccole imprese in preparazione agli adempimenti di Maastrich dandone la colpa a chi aveva governato prima. Giustamente poi mi diedero la presidenza del Consiglio, il ministero del Tesoro insieme al Mortadella, che si vanta lui oggi, ma fui io a stabilire il concambio tra lira ed euro in modo da favorire una giusta austerità patriottica e poi le continue punzecchiature da presidente della Repubblica contro il governo, le pretese ai cambiamenti delle leggi con la minaccia del rinvio e poi, magari, il rinvio dopo i cambiamenti. Chi l'ha fatta più grossa di me? Chi è stato capace di ottenere addirittura che dagli stessi esponenti che io colpivo venisse la proposta di confermarmi?"
Il silenzio degli astanti non durò molto e fu rotto dal suono di uno schiaffo, anzi di un ceffone. A quello ne seguirono altri in tutte le direzioni e poi pugni, calci; il Picconatore riuscì ad infilare un dito in un occhio a Noncistò gridando "Vedi che ci stai", ma non riuscì ad impedire il morso all'anca di Prezzemolone, piegato in due per il calcio tra gli inutili pendenti. La rissa durò tre giorni e tre notti fino a quando i tre presidenti magi non riuscirono a trattenerla e furono costretti a rifugiarsi nei cessi della stazione.
La Fata Turchina aspettò che i reduci della rissa tornassero dai loro bisogni esausti e incapaci di riprendere le attività di reciproche persuasioni. Una volta che i contendenti si fermarono in attesa del suo giudizio, la Fata Turchina li avvolse nel suo sorriso materno e dolcemente disse loro: "Avete mentito tutti e tre. Non fate affidamento sul mio aiuto. Andate a farvi fottere" E sparì. In quel momento i tre presidenti magi si guardarono l'un l'altro vedendo i propri nasi crescere, crescere, crescere…
E' stato poi istituito un premio per chi riesce ad indovinare che cosa c'era di vero in quello che i tre magi avevano finto di rivelare, ma nessuno finora ha vinto il premio e tutti sono convinti che non abbiano detto nulla di vero. Chi scrive non lo sa: questo racconto gli è stato fatto personalmente da Pinocchio e lo stesso episodio potrebbe non essere avvenuto per nulla. Certamente non è avvenuto dove vive chi legge. Cose del genere non avvengono in Italia, ma in un'altra dimensione dove i burattini diventano bambini, gli uomini diventano burattini e le donne diventano fate e tutti vivono felici e contenti per almeno cento anni.